GIORNATA NAZIONALE EL SOLLIEVO E DELLA SOFFERENZA 29 MAGGIO 2016 – CALORE UMANO E SCIENZA MEDICA

Spiritualità e cancro.

Il “letting go – lasciare andare” come modalità di adattamento alla malattia

Il giorno 29 maggio 2016 a Bassano del Grappa (VI) si è svolta la 15^ Giornata Nazionale del Sollievo organizzata dall’Azienda ULSS 3 (Nucleo Cure Palliative, Comitato Etico per la Pratica Clinica e Comitato Aziendale contro il Dolore) con il prezioso supporto delle seguenti Associazioni di Volontariato: La Voce Ritrovata, Mai Soli, Alcolisti Anonimi, LILT e CaSa.

La giornata ha avuto come obiettivi principali la promozione della cultura del sollievo dal dolore e il favorimento della consapevolezza che il sollievo dal dolore non è solo desiderabile ma anche possibile. Ad aprire l’incontro i saluti del Dr. Antonio Di Caprio (Direttore Medico, Azienda ULSS 3), del Dr. Vittorio Bernardi (Presidente del Comitato Aziendale contro il Dolore) e del Dr. Giobatta Gottardi (Presidente del Comitato Etico per la Pratica Clinica).

E’ seguita la Lettura Magistrale del Prof. Thomas V. Merluzzi, Professore di Psicologia e Direttore dell’Institute for Scholarship in the Liberal Arts della Notre Dame University (Indiana, USA), dal titolo “Spiritualità e Cancro”, con la moderazione e traduzione della Dr.ssa Samantha Serpentini (Dirigente Psicologo, Referente Attività Psiconcologica dell’Azienda ULSS 3).

Il Prof. Merluzzi nella sua trattazione è partito dalla constatazione che nell’approccio al trattamento psicologico rivolto alle persone affette da malattie che minacciano la vita (come per es. il cancro) e/o nel fine vita, potrebbe essere giunto il momento di interrogarsi circa la necessità di esplorare nuove vie e nuovi approci.

Come spesso accade, la superficie del nuovo cela strati più antichi. Recuperare ad una rinnovata vitalità ed attualità atteggiamenti presenti da secoli nella nostra tradizione culturale potrebbe rappresentare un primo e fecondo passo nella direzione di un ripensamento critico delle teorie e delle prassi correnti.

All’interno di questo quadro concettuale, la relazione del Prof. Merluzzi si è proposta di approfondire quell’atteggiamento che consiste nel “lasciar andare”, traduzione dell’espressione inglese “letting go”, on l’obiettivo primario di valutare le attuali potenzialità di applicazione di questo concetto antico nell’ambito della psiconcologia e delle cure palliative.

Sin dall’antichità una parte notevole dell’attenzione dei poeti, dei filosofi, dei teologi è stata rivolta al tentativo di rispondere alla domanda fondamentale “Come vivere?”.

Dalla poesia epica alla tragedia, passando per la riflessione etica in filosofia, fino ai testi della Rivelazione, le migliori energie intellettuali dell’Occidente si sono cimentate on i grandi temi del Bene e della Felicità del Caso, del Destino, della Fortuna, della Necessità e della Libertà.

Dall’antichità (Taoismo, Buddismo, Stoicismo) al Medioevo (Meister Eckart) per finire ai tempi moderni (Martin Heidegger, Reihold Niebuhr) il “lasciare andare” è stato considerato uno degli atteggiamenti che possono portare più facilmente ad un migliore qualità della vita.

La teoria psicologica moderna ha contribuito a questo riguardo con un’analisi del controllo primario (il cambiamento della condizione ambientale al fine di adattare gli eventi e i risultati ai nostri desideri) e del controllo secondario (il nostro adattamento alla condizione ambientale). Ma la maggiore importanza è stata attribuita al controllo primario, intenso come auto-controllo, auto-fiducia, auto-efficacia.

Il concetti di “lasciar andare” è stato più frequentemente esaminato nel contesto religioso e teologico, per cui espressioni come “affidarsi a Dio” o “mettersi nelle mani di Dio” sono più strettamente collegate con il controllo secondario.

Numerosi autori suggeriscono che la tendenza di un individuo a “lasciarsi andare”, come risposta ad una necessità di adattamento ambientale, può essere dettata dalle circostanze della vita. Nel corso della lettura il Prof. Merluzzi ha tracciato la storia assai ricca dell’atteggiamento del “lasciare andare”, valutando questa storia alla luce della moderna teoria psicologica e analizzando il concetto del “lasciare andare” nell’ambito dell’adattamento religioso alla malattia.

Il Prof. Merluzzi, ha, altresì, analizzato le possibili potenzialità di impiego del concetto del “lasciare andare” nel contesto della psiconcologia e delle cure palliative, ossia come modalità di adattamento alle incertezze inevitabilmente associate ad una malattia inguaribile e nella condizione del fine vita.

Dalle ricerche condotte, presentate dal Prof. Merluzzi, emerge che il “lasciare andare” appare essere una risorsa non sfruttata, per quanto potenzialmente efficace.

L’obiettivo finale della relazione è stato quello di determinare come questo stile di adattamento possa servire alle persone in fase avanzata di malattia e/o nel fine vita nel contesto di un controllo basato sulla cultura occidentale. Tuttavia, l’analisi teoretica e i dati preliminari presentati possono portare alla cauta conclusione che il “lasciare andare” è vivo e vitale nel XXI secolo. Alcuni caratteri di questo processo sono radicati nell’antichità, ma appaiono al tempo stesso proiettati nel futuro. Questo tipo di adattamento ha la sua importanza anche nell’era digitale e può sostenere la nozione che il mondo è ancora un posto meravigliosamente misterioso e la pratica del “lasciare andare” è stato ed è ancora deliziosamente liberatorio.

Di Dott. Thomas V. Merluzzi e Dott.ssa Samantha Serpentini

“Signore, concedimi la serenità di cambiare le cose che posso cambiare, di accettare le cose che non posso cambiare e la saggezza di capire la differenza” (Reinhold Niebuhr 1892-1971)