ATTUALITA’… E ANCORA BULLISMO! TRAGEDIA NELLE SCUOLE: 20 GENNAIO A PORDENONE.

Una dodicenne ha tentato il suicidio per svelare quello che, forse, tutti sapevano. Nell’ Istituto che lei frequentava, un gruppo di bulletti dava fastidio alle ragazze, le derideva, le palpeggiava e le terrorizzava anche in chat. Una di queste alunne, la più fragile, ha detto basta tentando il suicidio gettandosi dalla finestra. Fortunatamente il suo volo non si è trasformato in grande tragedia, lasciandola viva, ma tremendamente “ferita” nel corpo e nell’animo. La studentessa dodicenne ha lasciato delle lettere in cui manifesta tutta la sua angoscia e dopo il volo, all’ospedale, ha detto: “Dentro di me sentivo un dolore più grande di quello fisico”. E ancora: “Nessuno nota la tua tristezza, nessuno nota le tue lacrime, nessuno nota il tuo dolore, però tutti notano i tuoi errori”.

Ma cos’è in realtà il bullismo? Deriva dal termine inglese “bulling”, ma nella nostra lingua ha assunto un significato più leggero, di sbruffone, di colui che ama fare il gradasso e che spesso tende  a prevaricare (bulletto), senza però raggiungere quelle caratteristiche di cattiveria e di sadismo che invece sono tipici del fenomeno bullismo, così come viene spesso osservato in ambito scolastico.

Infatti Pasolini scrive nelle Lettere Luterane (1976): “I bulli sanno raffinatamente come far soffrire i loro coetanei, meglio degli adulti. La loro volontà di far soffrire è gratuita”.

Ed ecco il fenomeno bullismo: e da quali indizi si riconosce secondo la Polizia di Stato?

Che cos’è? E’ un insieme di atti di intimidazione, oppressione fisica e psicologica, commessi da un soggetto forte (bullo) nei confronti di uno debole (vittima) in modo intenzionale e ripetuto nel tempo.

Come si manifesta? Con aggressioni fisiche (calci, pugni, furti) o verbali (minacce, offese, insulti, prese in giro) e violenze psicologiche (esclusione, isolamento, diffusione di calunni).

Come riconoscerlo? Ci sono alcuni comportamenti che, se ripetuti spesso, possono essere identificati con il bullismo, Per esempio, insulti o minacce, spintoni, calci e pugni, soprannomi antipatici, voci maligne, offese razziali, sessuali o religiose, sms, e-mail e telefonate offensive, esclusione del gruppo, obbligo a fare cose contro la volontà, furti di libri, merenda, paghetta o altro.

Si manifesta soprattutto a scuola, ma anche in strada, nei locali e nei luoghi di ritrovo e interessa indifferentemente maschi e femmine. Ma nonostante i ripetuti fatti di cronaca che hanno più volte caratterizzato l’ambito scolastico, il bullismo rimane un problema sottovalutato da molti genitori, “ignari” che il disagio potrebbe riguardare i propri figli. Anche perché molti genitori sono impreparati di fronte alla nuova tecnologia di informatica, che rende più sofisticati gli attacchi psicologici per le vittime. Cellulari e internet hanno grandemente contribuito a diffondere il fenomeno.

Se si scopre che il proprio figlio è un bullo, non va difeso, se si scopre che il proprio figlio è una vittima, bisogna allora coinvolgere i docenti in aiuto del ragazzo. Inoltre c’è da chiedersi se nelle scuole gli insegnati, oltre a coltivare il talento dei primi della classe, non abbiano in realtà il compito di educare proprio gli adolescenti “imperfetti”, difficili e crudeli con il compagno più debole.

C’è infatti un mondo nascosto fatto di umiliazioni fisiche e verbali. Tre sono di solito i protagonisti degli atti di bullismo: la vittima, il bullo ed il branco, cioè gli altri, il gruppo, la lasse che sta a guardare l’atto di violenza sul più debole senza intervenire, i incitando il bullo o facendo finta di niente. Infatti il silenzio e la segretezza sono potenti alleati del bullo, perché non ci si ribella e le vittime si sentono troppo impaurite o deboli per parlarne anche con i genitori. Come a mafia si nutre di omertà: chi sa non vede e non parla perché ha paura. Oppure tende a minimizzare, liquidando il fenomeno come “ragazzate”. Ma se precedentemente erano solo i maschi a fare i bulli e le femmine ad esserne vittime, oggi sono sempre fi più i bulli che indossano… la gonna! Bande di ragazze violente che aggrediscono i maschi o usano violenza fisica e psicologica sulle coetanee, soprattutto per ragioni sentimentali. Un tempo si diceva bulli e pupe, oggi a sentire le statistiche le parti potrebbero invertirsi. I maschi prevaricano usando le mani, le femmine umiliano con le calunnie.

Il bullismo al femminile è un fenomeno vivo e vegeto, ma a lungo sottovalutato, perché si esprimeva in modi meno visibili: l’isolamento sociale (non rivolgere più la parola a una compagna, far finta di non vederla), la maldicenza (raccontare storie e pettegolezzi malevoli), la presa in giro pungente e velenosa. Le ragazze bulle sono fragili e immature, più perfide dei maschi, più abili nel “torturare” le loro vittime con sistemi quasi invisibili. Queste forme di aggressività possono fare molto male, soprattutto nel periodo della pubertà o in particolari situazioni. Negli ultimi anni, però, si sono registrati anche nelle ragazze episodi di bullismo diretto e fisico: minacce, botte, richieste di denaro, obbligo a compiere azioni degradanti o a servire la bulla, danneggiamento di abiti, quaderni…

Per capire il bullismo, sia maschile, sia femminile, bisogna però ricordare che vi sono anche altri attori. Spesso silenziosi e sottovalutati: sono gli altri compagni che osservano, e che sono determinanti nel mantenere o bloccare le prepotenze. Possono allearsi con i bulli, con risultati anche molto gravi. Al contrario, possono coalizzarsi con la vittima contro chi la perseguita.

ESEMPIO DI BULLISMO AL FEMMINILE

Alcuni mesi fa a Roma una sedicenne è stata aggredita a scuola dalle compagne gelose. Sono intervenuti i carabinieri che hanno denunciato due ragazze per lesioni corporali procurate a una compagna di scuola, presa di mira perché troppo bella. La vittima è stata anche insultata e aggredita con schiaffi, graffi e lancio di uova da altre sei giovanissime studentesse. Il motivo dell’aggressione viene spiegato col fatto che la vittima è “molto carina” e quindi oggetto di gelosie nascoste da parte delle sue rivali.

Una psicologa ha detto: Quando si è adolescenti è facile restare affascinati da amiche che hanno una personalità prepotente. La deriva di chi ama modelli estremi dipende dalla mancanza di rapporto con i genitori, per perdersi ci vuole poco. Quindi IL PRIMO OBBLIGO CHE HANNO PADRI, MADRI E PROFESSORI E’ QUELLO DI INSEGNARE A DISTINGUERE IL MALE DAL BENE!

Ricerca di Annamaria Marcadella